Le origini
Nei primi anni Sessanta, Francisco (Kiko) Argüello (nato a León, in Spagna) era un pittore ateo di idee vagamente sartriane.
La sua conversione al cristianesimo sarebbe dovuta ad un periodo di crisi esistenziale durante il quale l'incontro con l'estetica e la filosofia spiritualista di Henri Bergson gli avrebbe aperto la strada al dubbio religioso. Negli anni successivi, la scoperta dell'impegnativa spiritualità di Charles de Foucauld fu un momento di svolta nel suo percorso interiore che lo indusse ad abbandonare il suo stile di vita per andare a vivere nella baraccopoli di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid, dove vivevano famiglie di gitani e quinquilleros emarginati.
Impegnatosi nell'evangelizzazione dei baraccati di Palomeras Altas, in un contesto sociale caratterizzato da forte marginalità e degrado, vi incontra Carmen Hernández (laureata in chimica e associata per alcuni anni all'Istituto Misioneras de Cristo Jesús) e dal 1964 al 1967 collabora con lei elaborando una "sintesi kerigmatico-catechetica" ispirata al Concilio Vaticano II e fondata su un connubio tra Parola di Dio, Liturgia ed esperienza comunitaria che sarà la base dottrinale del futuro Cammino Neocatecumenale.
Secondo la Hernández, l'Argüello le avrebbe confidato in quegli anni esperienze mistiche in cui avrebbe avuto apparizioni mariane nelle quali Maria, madre di Gesù, lo esortava a dar vita a «comunità come la Sacra Famiglia di Nazaret».
Kiko racconta che l'allora arcivescovo di Madrid, Casimiro Morcillo (1904-1971), venuto a conoscenza dei piccoli gruppi che si stavano formando nelle baraccopoli, li invitò ad estendere quell'esperienza ad alcune parrocchie delle città di Madrid e di Zamora. L'esperienza delle parrocchie cittadine, generalmente benestanti, era però diversa da quelle degli emarginati delle baracche. Molti cittadini non avevano evidenti bisogni materiali e le catechesi venivano vissute come conferenze di teologia, come occasioni di crescita intellettuale e non, come nelle intenzioni degli iniziatori, come un cammino di conversione e di kenosis dove, gradualmente, la spiritualità dell'uomo vecchio si spogliasse per poter essere rivestita della Nuova creazione nello Spirito Santo. Per tali motivi, gli iniziatori pensarono ad un percorso di riscoperta del Battesimo (denominato neo-catecumenato post-battesimale) finalizzato alla preparazione spirituale degli adulti, con l'ambizione di rispondere ai cambiamenti sociali di quegli anni.
Nel 1968 Kiko e Carmen furono invitati in Italia da mons. Dino Torreggiani (1905-1983), fondatore della congregazione religiosa Servi della Chiesa, il quale scrisse una lettera di presentazione per il cardinale Angelo Dell'Acqua (1903-1972), allora vicario di Paolo VI. Andarono a vivere nelle baracche del Borghetto Latino a Roma e avviarono il Cammino nella parrocchia di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e Santi Martiri Canadesi, nel quartiere Nomentano, ed in seguito in molte altre parrocchie della città. Da Roma il movimento si diffuse successivamente in molte altre diocesi di Italia e del mondo.
Nell'aprile del 1970, a Majadahonda, nei pressi di Madrid, Kiko e Carmen, insieme ad altri responsabili e parroci, si posero il problema circa l'identità delle comunità che si stavano formando nelle parrocchie. Da tale riflessione furono definite le caratteristiche fondamentali del Cammino Neocatecumenale come movimento organizzato e strutturato sul territorio.
In quell'occasione, i seguenti capisaldi furono fissati dagli iniziatori, insieme con i parroci che avevano accolto il Cammino e altri catechisti e responsabili.
La nascita di ogni singola comunità, che segue l'annuncio del Kerigma, è interpretata come la Chiesa che, ogni volta, scaturisce dalla Buona Novella, Chiesa intesa dunque come Corpo Mistico di Cristo, Comunità dei Santi.
Gli aderenti al Cammino sono chiamati ad essere "sacramento di salvezza" all'interno della parrocchia, in cammino verso una fede matura, sostenuti dal Tripode: Parola di Dio, Liturgia, Comunione fraterna.
Il Cammino è detto neocatecumenato o catecumenato, rispettivamente a seconda del caso che l'adulto sia già battezzato o meno e si ispira al catecumenato antico (con tappe come gli Scrutini battesimali, l'Iniziazione alla preghiera, la Traditio Symboli, la Redditio, ecc.).
Compito della comunità è rendere visibile un nuovo modo di vivere il Vangelo, tenendo presenti le esigenze degli uomini contemporanei.
Gli aderenti al Cammino sono chiamati a non distruggere niente, a rispettare tutto, presentando il frutto di una Chiesa che si rinnova.
Le comunità sono tenute a rimanere all'interno delle parrocchie, e sono tenute alla comunione con il parroco che le ospita.
Alcuni anni più tardi, quando il Cammino era già diffuso in molte diocesi italiane, i responsabili furono convocati dalla Congregazione del Culto Divino per presentare il loro itinerario di riscoperta del Battesimo. L'allora Segretario della Congregazione, mons. Annibale Bugnini, e gli esperti che lo coadiuvavano rimasero stupiti del valore di questa nuova realtà ecclesiale. Dopo due anni di studio della prassi del Cammino, la Congregazione pubblicò sulla sua rivista ufficiale la breve nota Praeclarum exemplar di apprezzamento dell'opera delle comunità neocatecumenali. È in questi anni che viene scelto, su proposta della stessa Congregazione, il nome di Cammino Neocatecumenale ovvero catecumenato post-battesimale.
Il Cammino Neocatecumenale, rifacendosi al catecumenato antico, si struttura come un itinerario comunitario a tappe, ispirandosi all'idea originaria di «fare comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazaret che vivano in umiltà, semplicità e lode e dove l'altro è Cristo».
Il percorso neocatecumenale prende inizio da un ciclo di catechesi, che si distende sull'arco di due mesi, in cui viene preparato il Kerygma, cioè l'annuncio della Resurrezione di Gesù, "Dio fatto uomo", morto sulla croce per la salvezza dell'umanità, per il riscatto di ognuno dal peccato e dal male. Al termine di questo "primo annuncio", se il numero di partecipanti lo consente, viene avviata una nuova comunità che è invitata ad intraprendere il suo cammino di crescita e maturazione in seno alla parrocchia, alimentata dal tripode Parola di Dio-Liturgia-Comunità. Nella metafora neocatecumenale, la neonata comunità è paragonata ad un embrione appena concepito che inizia il processo che lo porterà a diventare un organismo completo e, poi, concluso il periodo di gestazione, al parto.
La prima fase, il pre-catecumenato post-battesimale, è un tempo di "kenosis", cioè di scoperta dell'umiltà, di abbandono delle idolatrie e delle certezze quotidiane. La prima tappa di questa fase è denominata genericamente "Primo Passaggio" ed è concentrata nella scoperta della Croce, cioè nell'individuazione di quegli aspetti ciascuno della propria personalità e della propria storia personale che provocano stati di angoscia e sofferenza nell'intimo. Segue la tappa denominata dello Shemà, in cui si meditano le Scritture bibliche e l'aderente "si apre" all'ascolto della Parola di Dio come ispirazione e termine di paragone per la propria vita. Completa la fase del pre-catecumenato la tappa del "Secondo Passaggio", in cui ciascun aderente viene invitato a riconoscere e ad individuare i propri idoli, cioè tutti quei beni, materiali o spirituali, su cui l'aderente fonda le proprie "sicurezze".
Rivivendo le tappe del "Primo" e del "Secondo Scrutinio battesimale", che costituiscono la prima parte del battesimo, si passa al "catecumenato post-battesimale", che è un tempo di combattimento spirituale per acquistare la semplicità interiore dell'uomo nuovo che, come nello Shemà ebraico, «ama Dio come unico Signore, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze» e che, come nel Vangelo, «ama il prossimo come se stesso». I neocatecumenali sostengono che la Chiesa, intesa come Comunità dei Santi, li soccorra, nel combattimento interiore, attraverso la consegna graduale di armi spirituali:
l'iniziazione alla preghiera (con la consegna del libro della Liturgia delle Ore);
la Traditio Symboli (consegna del Credo) che è seguita dalla testimonianza pubblica della propria fede, detta Redditio Symboli;
la consegna del Padre Nostro (nell'abbandono filiale alla Vergine Maria).
Dopo la seconda fase, si apre la fase della riscoperta dell'"elezione", "cardine di tutto il neocatecumenato", tempo di illuminazione, dove i neocatecumeni apprendono a "camminare nella lode". Questo tempo culmina con il rinnovo delle promesse battesimali durante la Veglia Pasquale che è tipicamente presieduta dal Vescovo.
Le attività del Cammino Neocatecumenale sono interamente autofinanziate: ogni aderente, dopo il Secondo Scrutinio, è invitato a versare la decima (10%) delle proprie entrate economiche alla propria comunità di riferimento. Gli introiti derivanti dalle decime - che rimangono del tutto anonime - vengono utilizzati per il fabbisogno della comunità stessa, per il sostenimento delle famiglie neocatecumenali in missione all'estero, per il sostenimento di quegli aderenti che si trovino temporaneamente in periodi di difficoltà economica.
Attualmente l'équipe responsabile internazionale del Cammino Neocatecumenale è composta dagli iniziatori Kiko Argüello e Carmen Hernández, affiancati da un sacerdote, padre Mario Pezzi. L'équipe internazionale nomina il collegio elettivo (da ottanta a centoventi membri, nominati a vita).
Dall'équipe responsabile internazionale dipendono le équipes dei cosiddetti "catechisti itineranti" (ad oggi circa settecento) le quali, per conto dell'équipe internazionale, sono responsabili del Cammino Neocatecumenale nelle varie regioni del mondo, contribuiscono a formare le prime comunità e a mantenere regolari contatti con i vescovi delle diocesi in cui operano. Le équipes itineranti mantengono un legame costante con i responsabili internazionali del Cammino (in occasione delle "convivenze degli itineranti"), visitano periodicamente le comunità da loro catechizzate e curano lo sviluppo del Cammino nel territorio loro assegnato, nella fedeltà al carisma degli iniziatori.
Le équipes di "catechisti itineranti" per l'evangelizzazione sono formate da uomini o donne celibi, da coppie sposate e da un sacerdote (che abbia ottenuto il permesso dal proprio vescovo o dal proprio superiore religioso). Questi si offrono spontaneamente, devono essere disponibili a lasciare casa, lavoro e amicizie per essere mandati in qualunque parte del mondo nella precarietà, senza ricevere compensi e confidando nella Provvidenza. I "catechisti itineranti" restano legati alla propria parrocchia e alla propria comunità originaria, alla quale ritornano periodicamente. Inoltre sono liberi di interrompere in qualsiasi momento la propria esperienza missionaria.
Le "équipes itineranti" si recano in un'altra diocesi, su invito del Vescovo locale e di almeno un parroco interessato, per avviare il Cammino Neocatecumenale in una parrocchia dove questo non sia ancora esistente. Le équipes sono composte, abitualmente, secondo uno schema che prevede la presenza, oltre a quella fissa del presbitero, di una coppia e di un celibe (o di una nubile) oppure - in mancanza di una coppia - di un celibe e una nubile. La scelta avviene generalmente attraverso un sorteggio tra quanti abbiano completato (o quasi) tutte le tappe del Cammino e si siano al contempo dichiarati disponibili.
Di fronte alla situazione di forte secolarizzazione del Nord Europa e di vaste aree del mondo, Kiko e Carmen hanno avviato l'esperienza delle "Famiglie in missione", per fondare la Chiesa in paesi dove essa è inesistente ("Implantatio Ecclesiae") o per aiutare a rafforzare le comunità lì presenti. Queste famiglie restano legate alla propria parrocchia e alla propria comunità originaria, e sono da queste sostenute per quanto concerne le spese per i viaggi, l'abitazione, il sostegno morale, le preghiere. La più recente partenza di famiglie in missione è avvenuta il 12 gennaio 2006, alla presenza di papa Benedetto XVI, ha riguardato duecento famiglie ed ha portato così ad oltre cinquecento il numero di "famiglie in missione" nel mondo.
All'opera di evangelizzazione iniziata dalle famiglie in missione, si è ben presto affiancata anche quella dei sacerdoti missionari, con l'istituzione, in diverse diocesi e dietro esplicita richiesta dell'ordinario del luogo, di seminari Redemptoris Mater, seminari diocesani, internazionali, missionari, in cui vengono accolte gran parte delle vocazioni al sacerdozio nate in seno al Cammino. Attualmente sarebbero attivi settantatre seminari.
In Rwanda, nell'ottobre del 1994, il sacerdote Justin Furaha ed altre decine di persone tra sacerdoti, suore e laici appartenenti al Cammino, furono uccisi durante il genocidio ruandese in quanto cristiani appartenenti all'etnia Tutsi.
Un'altra iniziativa significativa è stata la costruzione e la gestione della Domus Galilaeae sul monte delle Beatitudini in Galilea, opera inaugurata da papa Giovanni Paolo II nel 2000 durante il suo storico viaggio in Terra Santa, che in quell'occasione celebrò l'Eucarestia con decine di migliaia di giovani, giunti in pellegrinaggio da tutto il mondo. La Domus Galilaeae è un luogo di incontro e ritiro per i membri delle comunità neocatecumenali, durante il pellegrinaggio in Israele che viene compiuto in occasione della conclusione dell'itinerario neocatecumenale. È diventato anche un luogo di incontro tra cristiani ed ebrei, in occasione delle visite che molti ebrei fanno in questo luogo.
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